Cantina Lis Neris – S. Lorenzo Isontino (Gorizia)

Quando ho sparso la voce tra gli amici che andavo alla Lis Neris eran già tutti pronti a criticarmi, non per la qualità della visita che hanno invidiato subito, ma per la mia tanto decantata predilezione per i rossi. Insomma, portar me nel paradiso dei bianchi sembrava dare un poco le perle ai porci, dicevano… E qui voglio sfatare un mito: è vero, se posso scegliere, mi oriento spesso sui vini rossi, ma quando si parla di vini bianchi di qualità non mi tiro mai indietro e qui sapevo di andare a colpo sicuro (e con una lista della spesa, ahimè, piuttosto lunga).

La visita in vigna

Una passione ormai è arrivata alla quarta generazione e la senti nelle parole di Alvaro Pecorari, al timone da fine degli anni 70, quanto ti porta proprio in vigna per spiegare il territorio (nel cuore della valle dell’Isonzo) e la rivoluzione enologica friulana nata appunto in quegli anni.
Il tempo non giocava a favore, altrimenti la visita sarebbe iniziata proprio sul Monte San Michele che domina la valle e dove si possono capire i confini, la configurazione straordinaria del territorio, miscela particolare e unica tale da rendere vini di altissima qualità ed eleganza. Spettacolare la vista: davanti si apre il Collio italiano e subito alle sue spalle la Brda (il Collio sloveno, patria di altri grandissimi vini) a destra, l’ultima estremità della Valle del Vipacco (Vipava, in sloveno) che incrocia la Valle dell’Isonzo. Il colle più alto appena a sinistra è Cormons, sul colle minore, dietro, è l’Abbazia di Rosazzo. Ancora a sinistra, in avanti, le Grave. 
Ma cosa rende il territorio così particolare? Parte tutto più di 300.000 anni fa, la zona prima era sommersa dal mare, ritiratosi lasciando dietro arenarie e marne, poi l’era glaciale con un ghiacciaio che ha spinto e si è fatto strada tra le colline e che, una volta sciolto, si è lasciato dietro i “claps” (ciottoli in friulano) disegnati, levigati e arrotondati dall’erosione dell’acqua ben visibili sul territorio: in zona Gorizia, cioè la parte più alta e antica, sono più grossi, nell’intermedio si trova San Lorenzo per poi trovarli più piccoli in zona Romans cioè alla fine, dove il ghiacciaio aveva perso la sua spinta e si era fermato. Nei periodi successivi, grazie all’azione disgregante degli agenti atmosferici, ha avuto origine uno strato superficiale argilloso rossastro ricco di ossidi di ferro e altri minerali.
La maggior parte delle vigne di Lis Neris sono nella Valle dell’Isonzo: quelle a San Lorenzo hanno 50 metri di claps sotto terra, il suolo con queste caratteristiche limita da sé la vegetazione della pianta e quindi viene naturalmente ridotta la quantità di uva prodotta giovandone, ovviamente, la qualità.
Ci si ritrova del resto al 46° parallelo, considerata la latitudine ideale per tutti i grandi vini del mondo, taglia non solo l’Isonzo, ma anche la Borgogna meridionale (grandi vini rossi e cognac) e la Willamette Valley in Oregon (conosciuta per il Pinot nero), ma anche la Loira, in Champagne, in Alsazia, in Austria ed in Germania, grandi rossi in Langudeoc e Spagna.
Cosa, infine, rende i vini così speciali? Soprattutto il microclima assolutamente esclusivo. Innanzitutto il terreno, come si diceva, dove i claps superficiali incamerano il calore durante il giorno e lo rilasciano durante la notte, questo favorisce la maturazione delle uve, dando così al vino la potenza e poi la Bora, impetuosa dalla Vipava a nord est, che si incanala nella pianura creando escursioni termiche che rallentano la maturazione, favorendo la concentrazione aromatica delle uve e il bilanciamento degli acidi, dando così eleganza al vino.

La degustazione

Sauvignon 2016: dei loro vini  “tradizionali”, cioè le uve provengono dai vigneti più giovani e la successiva fermentazione e maturazione avviene in tank di inox.
Uve 100% Sauvignon Blanc, viti di 15 anni e allevate Guyot (5.200 – 5.600 viti/ha), vendemmia manuale, maturazione negli stessi contenitori di fermentazione sul deposito fine per 8 mesi con bâtonnage frequenti. Imbottigliamento e breve affinamento in bottiglia. 
Note vendemmiali: le piogge primaverili, in particolare durante il periodo della fioritura, ha dato qualche preoccupazione poi, dalla metà di giugno, è arrivata l’estate che ha portato caldo costante, ma non eccessivo, con temperature massime che raramente hanno superato i 30° C. L’uva è maturata con gradualità e questo ha favorito sia i vini bianchi che i vini rossi. Rispetto alla precedente, l’annata ha leggermente più alcol e più acidità: in una parola più energia.
Cristallino, giallo paglierino. Al naso intenso e persistente, fine, buoni sentori floreali e minerali, un profumo pulito.
Secco, abbastanza complesso, morbido, caldo, sapido ed equilibrato. Un gusto intenso e persistente che da la giusta corrispondenza tra naso e bocca.

Cabernet Sauvignon 2016: 
Uve 100% Cabernet Sauvignon, viti di 15 anni e allevate a Guyot (5.200 – 5.600 viti/ha), vendemmia manuale, la macerazione avviene in tank di acciaio inox per 8/10 giorni durante i quali si procede regolarmente con la tecnica dei délestage. La temperatura di macerazione è di 24/26 °C. Segue la maturazione in botti di rovere francese da 225 lt per 6 mesi. Imbottigliamento e breve affinamento in bottiglia.
Rosso rubino scuro e cristallino. Al naso esprime belle note fruttate di prugna e di ciliegia affiancate da leggeri richiami vegetali. Una punta di spezie apre ad un assaggio lungo e magnetico, fresco ed appagante, caratterizzato da una gran beva e da una trama tannica particolarmente delicata e fine. Ottimo sul finale, deciso e persistente, caldo e morbido.

Picol 2015: dei loro vini da “selezione”,  cioè prodotte con le uve dei nostri vigneti “storici”, vinificate separatamente in base alla varietà e al vigneto di provenienza. La fermentazione e maturazione avviene in botti di rovere francese da 500 lt (tonneau) per aumentare la loro ampiezza aromatica senza modificarne le caratteristiche di origine.
Uve 100% Sauvignon Blanc, vigneto: Picol – Jurosa – Gris, viti più di 25 anni e allevate Guyot (5.200 viti/ha), vendemmia manuale con le uve raccolte qualche giorno dopo del previsto, fermentazione in tank di acciaio (20-22° C), maturazione combinata inox/legno (solo il 30% della cuvee va in legno, tonneau non nuove, per i soli mesi invernali così da evitare l’ossidazione eccessiva che nel sauvignon può risultare negativa) sul deposito fine per 11 mesi in con bâtonnage frequenti. Imbottigliamento e affinamento in bottiglia per 12 mesi.
Note vendemmiali: primavera ideale, estate calda ma mai afosa grazie ai venti orientali di Bora, piovosità discretamente distribuita: una situazione climatica quasi ottimale per il modello friulano. I vini dimostrano una naturale propensione all’equilibrio, vengono favorite la finezza nei bianchi e l’avvolgenza nei rossi.
Giallo paglierino brillante. Al naso intensi sentori fruttati di cedro, erbe aromatiche come origano e salvia, lievi sentori di terziario, vaniglia e spezie bianche. Profumo intenso ed evoluto, ma delicato. In bocca grande equilibrio tra sapidità e acidità, freschezza e morbidezza, i sentori si fondono, si sente l’avvolgente calore. 

Picol 2011: qui i vari riconoscimenti ricevuti
Note vendemmiali: l’estate calda ha accelerato il processo di maturazione. La raccolta, iniziata alla fine di agosto, si è prolungata durante tutto il mese di settembre. I vini bianchi dispongono di una struttura superiore con profumi più ampi e avvolgenti. Bene i rossi che hanno avuto molti vantaggi da una stagione, per loro, ideale.
Un giallo paglierino più intenso, leggermente dorato, carico. Un profumo intenso e complesso, evoluto. Minerale, ora le erbe balsamiche si sentono più nettamente, frutta matura come mela cotogna, bucce di agrumi quasi candite. In bocca una sensazione quasi dolce legata alla sua morbidezza, una sapidità che avvolge il palato come il velluto. Una grande persistenza, si sente la spalla e l’equilibrio, nonostante i 7 anni si sente che è un vino appena alla metà della sua vita, con possibilità ancora di grande evoluzione sul minerale, le note di natura iodata, incenso, si sente un vino ancora in divenire.

E alla fine bollicine…

Dom Jurosa:
Uve 100% Chardonnay. Viti con piùdi 25 anni. Metodo classico.
Vinificazione: fermentazione in botti di rovere francese da 500 lt (20/22 °C), maturazione negli stessi contenitori di fermentazione sul deposito fine per 8 mesi con bâtonnage frequenti. Viene utilizzato esclusivamente mosto fiore ottenuto a basse pressioni.
Tiraggio: 10 mesi dopo la vendemmia
Sboccatura Brut: minimo 48 mesi di maturazione sul lievito in bottiglia
Sboccatura Extra Brut: minimo 60 mesi di maturazione sul lievito in bottiglia

Il tutto accompagnato dal Formaggio Latteria Cormòns 60 giorni e le caciotte aromatizzate al timo e fiori di sambuco (ma anche le altre devono essere spettacolari, le potete vedere qui) di Zoff 

Ovviamente da questi posti non riesci mai ad andar via a mani vuote. A dire il vero son stata molto brava perchè la mia lista ne prevedeva anche altri, ma così mi son lasciata la scusa per tornare…

Rebula BKK 2015: qui la scheda
Dalla Brda, il Collio sloveno, questo semplicemente mi incuriosiva non avendolo mai provato 
Confini 2015: qui la scheda
Riserva. Ne ho sentito parlare tantissimo e ne sono molto curiosa, anzi, mi son pentita di non aver preso due bottiglie per lasciare una in parte per vederne poi l’evoluzione che mi dicono sia straordinaria…  
Delle selezioni ho in lista anche il Lis Neris (rosso) e il Tàl Luc (passito) che spesso è stato vincitore del premio come miglior vino passito italiano.
Jurosa 2015: qui la scheda
Selezione. Delle selezioni ho in lista, prima o poi, anche il Gris e La Vila
Fiore di campo 2016: qui la scheda
Un vino basato sul Tocai (chiamato fiore di campo dopo la, nota, disfatta e la perdita del termine Tocai dopo la dura lotta con l’Ungheria) ma supportato da vitigni che contribuiscono a creare la sua complessità e profondità aromatica, fuori dagli schemi tradizionali. Il risultato è Fiore di Campo (85% Tocai Friulano, 10% Sauvignon Blanc, 5% Riesling)

In chiusura vi segnalo inoltre l’Onlus della famiglia Pecorari dedicata a Francesca con i numerosi eventi, progetti e gli estremi per esserne partecipi

 

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