necessarie per le sigarette
Siccome non trovavo nulla in rete me lo son disegnato, ovviamente appena finito ho trovato mille mila tutorial… non è funzionalissimo, però è caruccio


Siccome non trovavo nulla in rete me lo son disegnato, ovviamente appena finito ho trovato mille mila tutorial… non è funzionalissimo, però è caruccio


scoperto verso i 16 anni con vite di uomini non illustri, vincitore del premio super flaiano nel 1993. arrivato a casa per caso e letto altrettanto per caso. libro splendido, analisi crude e cattive, ma vere.
per me
che amo il pettegolezzo storico è stato una piacevole lettura. una di quelle poi riproposte negli anni, ma sempre piacevole.
poi
c’è stato prima persona, una raccolta di pensieri e annotazioni su politica, cronaca, vita privata. sempre pungente, sempre realista, quasi brutale.
prima
però c’è stato nati due volte, autobiografico, graffiante, nudo, bello, riflessivo. la storia della sua famiglia e di quanto un figlio disabile ti stravolga e ti calpesta e ti mette davanti tutta l’ignoranza della gente. e il finto buonismo. e il tentativo di affermarsi di un ragazzo sì disabile, ma non stupido. e una famiglia che cerca di non crollargli attorno. e un padre che cerca di esser uomo, sbagliando. bellissimo.
ai disabili che lottano non per diventare normali ma se stessi
quando sul corriere lessi della sua morte ricordo di come mi son sentita un po’ più triste e un po’ più povera perchè una grande mente e un grande uomo non c’erano più…
Io non sono una persona amichevole, non sono una che bacia e abbraccia. una che ti chiama mille volte. una che ti tiene al telefono ore se non c’è bisogno. una che ti scarica addosso i suoi problemi, anzi, spesso ascolto quelli degli altri tanto da dargli da pensare che io non ne abbia. una che s’arrabbia se non la chiami o non ti fai sentire perchè, presumo, tu abbia le tue ragioni e problemi e impegni (come del resto capita a me quando sparisco). alle volte penso di non saper esser amica, anche se non mi faccio scrupolo a uscir di casa alle due del mattino se un’amica mi chiama e ha bisogno di me o delle mie parole o solo della mia presenza.
questa sono
e questa resto.
Ho sempre ritenuto che il più grande privilegio, sollievo e conforto dell’amicizia fosse quello di non dover mai spiegare nulla. (Katherine Mansfield)
io sono un’amica che non giudica se non richiesto. che non da consigli se non richiesti. che non ti dice te l’avevo detto quando sbagli, ma che è lì a raccogliere i pezzi con te, perchè per me un’amica fa questo.
però
come amica pretendo solo una cosa. l’onestà. se mi frequenti per interesse può anche starmi bene, purchè tu me lo dica. se t’appoggi a me solo nel momento del bisogno non mi crea problemi, purchè tu abbia le palle d’ammetterlo.
e così
non so il perchè di tutto questo. forse perchè da un paio di giorni sto tirando le somme di troppe amicizie mal riposte. e forse del fatto che non me ne frega un beato cazzo visto che, a trentacinque anni, mi son resa conto che le amicizie non sono così fondamentali per continuare ad andare avanti. se ci sono bene. se non ci sono vivo uguale. se non sono come credo: taglio.
e lo so
ho un carattere pessimo. la mia vita è fatta di lunghi silenzi e solitudini cercate. sono scontrosa, brusca, acida q.b., pignola e caustica. però pur non essendo amichevole so esser amica.
mi chiedo
è così difficile non deludermi?
borsa double face

ebbene si, ormai è un anno (e qualche giorno) che io e le micie stiamo in casetta nuova, non è finita perchè ho sempre idee e cambiamenti in testa, di sicuro mi son fatta prender mano dai colori…
soggiorno/cucina
è un unico open space diviso da un arco (e un malefico gradino dove ogni mattina rischio la vita…) con sotto il bancone, uno dei motivi principali per cui me ne sono innamorata all’istante, già in agenzia dalle fotografie. il divano invece è un divano letto, scoperto dopo mesi unicamente perchè un amico è venuto a stare un po’ di giorni a casa mia, però utilissimo quando viene a trovarmi qualcuno da fuori (anche se una volta aperto praticamente occupa tutto il salotto…)

l’orologio sulla parete piccola è opera mia, interamente, praticamente ho preso il meccanismo di un orologio, l’ho montato su un pannello dipinto e ho fatto i numeri (che teoricamente dovrebbero anche esser luminescenti col buio, però mi sa che la tempera luminescente è una sòla)

l’immancabile tiragraffi che si segue in ogni trasloco… sulla parete del tiragraffi ci son foto delle micie, mentre sull’altra parete ci son da una parte foto mie e dall’altra foto di me con gli amici più cari

la scritta sull’altra parete “i’m a believer…” fatta con lettere e adesivi 3d gommosi

la mia collezione di calamite messa su un pannello che s’incastrava giusto tra il soggiorno e l’ingresso
panoramiche della cucina/soggiorno
camera
le pareti, anche se non si vedono, son viola. così viola le doppie tende (viola quelle all’esterno e bianche con disegni oro e viola quelle all’interno), i quadretti sopra il letto son stampe di cuccioli addormentati.

bagno
il bagno è lungo e stretto (e io che da una vita sogno un bagno quadrato…) e rosso, non per scelta mia però ho cercato di adattarmi, con l’immancabile gradino che è un gioco ad ostacoli ogni volta uscire dalla doccia senza rompersi una gamba!

Entusiasta per aver imparato a fare i citrulli (sta cosa tonda per capirsi…) in stoffa ne ho provati di diverse misure
Fermatenda

I colori son sempre quelli, arancione e verde in tutta la cucina e quasi in tutto il soggiorno (questa comunque son le doppie tende del soggiorno)
Portachiavi

Fatto con scampoli di tessuto che avanzavano e con un paio di charms comprati e mai usati… la stoffa che s’intravede sotto è del geko che stavolta ho fatto per me (immancabilmente arancione e verde) e con gli scampoletti avanzati credo proprio farò dei citrulli per decorare i portatovaglioli
è una passione che condivido con altri, quindi mi fa sentire meno psicopatica di quanto potrei sembrare.
adoro le storie con serial killer, credo d’aver letto tutte le biografie e saggi. italiani e non. testi universitari e non.
perchè mi attirano gli psicopatici? non saprei, ma potrebbe far capire sul perchè di mie scelte sentimentali del passato…
comunque
sono un po’, tanto, borderline anch’io. con dei momenti bui, tanti, pur’io. con delle compulsioni e ossessioni (ok, dopo questo se faccio una strage non potete dire al cronista idiota di turno “ehhh sembrava una così brava persona”…). mi affascina la mente umana, probabilmente la mente umana deviata, ma anche no dai, mi affascinano anche gli estremamente buoni e giusti e felici e coerenti e sicuri (che forse son più deviati degli altri). cosa che non sarò mai, intendo buona e giusta. forse è quello. non sarò mai nè uno nè l’altro. nè troppo buona nè cattiva fino in fondo. o forse non ho capito ancora da che parte voglio stare. se tra le schiere dei cattivi senza remissione o dei buoni con le porte dei cieli spalancate.
e insomma
magari sentirmi disquisire su chi è il serial killer più efferato (no, charles menson non lo calcolo nemmeno, è una mezza pippa, solo un gran manipolatore) può sembrare grottesco e deviato, ma gli studi psicologici sono estremamente interessanti. così com’è interessante lo sviluppo del profiler nel corso degli anni, di quanto gente come john douglas “mindhunter” (e robert kessler e roy hazelwood per citarne alcuni) si sia battuta per non solo la lotta, ma anche la comprensione di queste menti così deviate. comprensione che ne aiuta la cattura; rimettendoci spesso in prima persona.
così
la mia libreria è piena di saggi e romanzi sui serial killer (potete vedere in anobii) però i film solitamente non li guardo e non mi piacciono. le serie tv si, molto bello bones e criminal minds. ben fatti e coerenti. riprendono tante storie vere, magari mischiando un po’, ma son decisamente gradevoli da vedere.
guardare la palla da basket e rendersi conto che per l’80% dei tuoi 35 anni ha rappresentato il 90% della tua vita.
pensarla in garage e rendersi conto che da quando hai smesso, hai smesso per un certo verso d’essere te stessa.
cambiar lacci alle tue reebook nere e rendersi conto d’esser quasi pronta per tornare in un campo qualsiasi, con o senza menisco (più senza che con…)

Essendo la prima le stoffe son “di recupero”, ma volevo vedere se mi riusciva e direi che sì, è riuscita bene…
la prima commedia l’ho fatta più di 20 anni fa, ma il teatro bene o male lo ricordo sempre presente nella mia vita, ben prima della mia adolescenza, decisamente… e c’è una cosa del teatro che ricordo, che associo sempre, è l’odore dei camerini. odore di belletti, di stoffe vecchie, di lacche per capelli, un odore inconfondibile. da piccola, quando accompagnavo mio padre, mi piaceva rimanere in un angolo delle quinte a vedere il chiassoso via vai delle persone, i piccoli riti che tutti hanno prima di entrare in scena, i piccoli isterismi delle prime donne e non, la preghiera prima di cominciare. è quasi un libro mai scritto ma che tutti conoscono, la paura del viola in scena, il chiodo storto e regalato che trovato dietro le quinte porta fortuna, del dirsi “merda” prima di andare in scena. ho vividi ricordi di, nel loro piccolo, grandi attori. un grande attore, dal mio punto di vista, da sempre, non è quello strapagato, non è quello sulla bocca di tutti, i teatri di provincia spesso son pieni di grandi attori. un grande attore è colui che il pubblico lo capisce, che sta al gioco, che incanta. un grande attore non è chi ha il copione pieno zeppo di battute, che in scena è onnipresente. un grande attore è colui che riesce a farsi ricordare per quei 5 minuti passati in scena. non ho mai capito se mi piace di più far piangere o ridere il pubblico di certo so che qualsiasi cosa faccio è per l’applauso o la risata finale ed è quello scroscio sincero di applausi, che ti senti fremere sulla pelle, una delle botte di adrenalina più forti che son riuscita a provare in questi anni. vedere il viso attento della gente che beve le tue battute e ride perchè la fai ridere o piangere perchè la commuovi è lo stipendio più alto che mi possono dare. il momento dietro la quinta, con il respiro strozzato in gola, immediatamente prima di entrare il momento più magico che mi si possa regalare. quando smetto di esser io e divento magia, magia di un personaggio che creo e modello con la mia figura e voce, magia di una storia che vive e palpita su quel palcoscenico, magia che trasmetto al pubblico. il mio è un teatro dialettale, fatto di piccole storie ma di tanto cuore.
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